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In principio fu Arthur C. Clarke Ricordate 2001. Odissea nello spazio, il celeberrimo film di Stanley Kubrick? Forse qualcuno di voi non lo sa, ma quella stupenda pellicola fu tratta da un racconto di science-fiction di Arthur C. Clarke, in qualche modo l'"inventore" della TV satellitare. Sì, perché fu proprio lui ad intuire, nel 1945, che un oggetto spinto in un'orbita ad una distanza di 36.000 km dalla crosta terrestre poteva seguire, con il suo moto, la rotazione della Terra, restando fisso sulla verticale di uno stesso punto del globo. In questo modo è possibile trasmettere da un satellite cosiddetto geostazionario e "coprire" in modalità costante una vasta e specifica area di irradiamento. Pensate che oggi lassù in alto, nel cielo, orbitano decine e decine di satelliti, dotati di trasponder (l'apparato di trasmissione) all'interno di una fascia chiamata giustappunto "fascia di Clarke". Attraversando velocemente il tempo scandito dagli anni cruciali durante i quali la storia delle telecomunicazioni, a partire dall'intuizione di Clarke, ha percorso il cammino che porta ai nostri giorni, arriviamo al 1975, per incontrare il signor Steve Birkill. Chi è? E' il tecnico della BBC, appassionato della materia, che si costruì parabola, convertitore e ricevitore ricevendo direttamente a casa sua, per primo sulla faccia della Terra (e del Globo intero) i programmi televisivi via satellite. Due anni più tardi nasce Eutelsat, a cui fa seguito, negli anni seguenti, la serie di lanci dei satelliti grazie ai quali ha avuto inizio l'era delle trasmissioni satellitari. Dall'analogico al digitale. Da qualche anno a questa parte le trasmissioni provenienti dai satelliti sono sempre più in formato digitale, e tutto porta a pensare che entro il 2006 il digitale avrà soppiantato completamente l'analogico. I motivi sono più d'uno e tutti molto seri e convincenti: il digitale, tanto per cominciare, permette di trasmettere più canali televisivi e diverse decine di canali radiofonici, con grande "risparmio di banda". Inoltre, la qualità della trasmissione digitale è altissima (basti pensare che ascoltare una radio diffusa attraverso un canale digitale restituisce le stesse sfumature di un compact disc) e meno soggetta a disturbi. E se non basta ancora, il digitale supporta la vasta gamma di servizi multimediali (EPG, canali interattivi, audio digitale, trasferimento dati su PC, Home Banking, Teleshopping) che sempre più costituiranno il contorno delle nostre attività quotidiane. C'era una volta Pal, Secam e NTSC. Qualcuno di voi se li ricorderà, erano i vecchi sistemi televisivi terrestri, tutti analogici. Il formato digitale consiste innanzitutto nella cosiddetta compressione dei dati, attraverso il Motion Picture Expert Group (MPEG), il sistema grazie al quale è possibile trasmettere otto programmi video digitali su un canale solo (anziché uno come con l'analogico) e veicolare immagini di altissima qualità. Il Belpaese sul satellite La storia delle trasmissioni satellitari in Italia inizia nel 1961, con la Telespazio S.p.A., il cui quartiere generale, dal 1962 nella piana del Fucino, costituisce una delle "Stazioni di Terra" più importanti al mondo. Poi venne (1989) l'Olympus, il primo satellite tricolore lanciato nello spazio, costruito dalla Selenia di Roma per iniziativa dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). L'ultima data (per ora) cruciale dell'ancor breve era digitale italiana è il 21 novembre 1997, precisamente alle 21.47, anno e ora del lancio, da Cape Canaveral, di Hotbird 2, il satellite tutto nazionale, sul quale sono stabiliti i transponders di Stream, Rai, Mediaset, TMC e Telepiù.
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